Questa dichiarazione è stata rilasciata da Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Rifugiati Sudanesi ad una distribuzione di aiuti alimentari nel campo rifugiati di Adré, vicino al confine tra il Ciad e il Sudan, Aprile 2025. © UNHCR/Nicolo Filippo Rosso
Il Sudan sta sanguinando. La sua popolazione soffre da troppo tempo.
I civili vengono bombardati ogni giorno. Milioni di persone sono bloccate tra il conflitto, l’abbandono e il dubbio di fuggire.
Due anni di guerra hanno creato quella che è ora la peggiore crisi umanitaria e di persone in fuga al mondo, intensificata dai tagli estremi all’assistenza internazionale. Negli ultimi giorni, ci sono stati attacchi brutali contro popolazioni vulnerabili nel Darfur settentrionale. Tra le vittime ci sono anche operatori umanitari. Si tratta di violazioni flagranti del diritto internazionale umanitario.
I sudanesi sono sotto assedio da ogni lato: guerra, abusi diffusi, umiliazioni, fame e altre avversità. E devono affrontare l’indifferenza del resto del mondo, che negli ultimi due anni ha dimostrato scarso interesse nel portare la pace in Sudan o portare soccorso ai suoi vicini.
Sono appena tornato dal Ciad, rifugio per quasi un milione di Sudanesi scappati da questa carneficina.
Le persone che ho incontrato al confine hanno condiviso storie di esperienze che nessuno dovrebbe essere costretto a vivere. Eppure, nonostante il dolore, mi hanno detto che non si sentono più in pericolo. Questa è la forza silenziosa dell’asilo.
Ma le gravi carenze di finanziamenti ci impediranno di alleviare le sofferenze. Le scorte di cibo e medicine stanno diminuendo. I rifugi sono già molto rudimentali. Non siamo in grado di spostare i rifugiati in zone più sicure.
Non sono solo i Sudanesi a essere diventati invisibili. Il mondo ha in gran parte voltato le spalle ai paesi e alle comunità che hanno accolto così tanti rifugiati. Il Ciad ha risorse scarse, ma ha permesso ai rifugiati di mettersi in salvo sul proprio territorio. Un numero enorme di persone (1,5 milioni) è fuggito in Egitto. Centinaia di migliaia di Sud-Sudanesi, un tempo rifugiati a loro volta, sono tornati per scappare dalla violenza in Sudan, solo per scoprire che la loro patria è di nuovo sull’orlo della guerra.
La stabilità dell’intera regione è minacciata. Non c’è solo un urgente bisogno di protezione umanitaria, ma anche di aiuti allo sviluppo, in modo che i governi ospitanti possano offrire ai rifugiati e alla loro stessa popolazione un futuro migliore. Hanno bisogno di investimenti nella pace, nella prosperità e nella stabilità, e ne hanno bisogno adesso.
Ma l’impatto di questa emergenza si fa sentire anche più lontano. I rifugiati sudanesi stanno arrivando in Uganda e attraversano la Libia, affrontando viaggi estremamente pericolosi, per raggiungere l’Europa. Questi rifugiati hanno bisogno e meritano di usufruire dei loro diritti fondamentali: sicurezza e dignità, istruzione e lavoro, salute e alloggio, pace. Molti hanno intrapreso questi viaggi in cerca di tali diritti e molti altri seguiranno l’esempio.
Dopo due anni di sofferenze incessanti, il mondo non può più permettersi di ignorare questa emergenza. È necessario compiere ogni sforzo per ristabilire la pace in Sudan. Il sostegno umanitario e di cooperazione allo sviluppo deve essere intensificato. Continuare a chiudere gli occhi avrà conseguenze catastrofiche.
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